Cesarano

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Cesarano

Un' antica tradizione vuole che il villaggio abbia avuto origine da alcuni esponenti della famiglia dei Cesari che possedevano una villa nella località. È certo che l'insediamento è antico come testimoniato da una conduttura romana che portava l'acqua nell'abitato da una fontana posta ai piedi della collina del Castello.
Per Cesarano passava un ramo della Via Latina che dall’antica Capua saliva a Caiazzo, come attestato di resti dell’antica selice romana ancora visibili nell’ottocento. Nei pressi della chiesa di S. Rufo vennero rinvenute, ad inizi ‘600, tre iscrizioni funerarie romane di cui una è ancora visibile nell’angolo di vico Fontanelle nella Città.
Cesarano è citato per  la prima volta in una pergamena del 981, insieme alla chiesa di S. Rufo ed alla località Cumminianum (oggi Monte Carmignano), quando Adenolfo, figlio del principe Pandolfo, permuta alcune terre site a Cesarano ed, ancora, in un'altra del 982  quando Landone, Conte longobardo di Caiazzo, offrì al monastero benedettino di Santa Croce sul Monte Verna, presso Caiazzo, la chiesa di S. Marco sita «Cesaranu». Lo ritroviamo poi citato con frequentemente e con continuità, a testimonianza della permanenza dell'insediamento, dal 1170 a volte anche come soprannome o toponimo di provenienza di vari attori presenti nei documenti.

Nel 1618 Cesarano era considerava parrocchia unita alla parrocchia di S. Pietro e conteneva i casalotti delle Frustelle, con le chiese di S. Martino e S. Leucio, e  Sparani con la chiesa di S. Erasmo. Gli abitanti chiesero, in quel periodo, di poter riottenere la parrocchia e l'autonomia amministrativa avuta in passato, che permetteva loro di eleggere un proprio rappresentante nel consiglio cittadino, ma venuta a mancare la popolazione per la peste del 1656, la parrocchia, sotto il titolo di S. Rufo Diacono e Martire, fu unita alla sagrestia del Vescovado, ed il casale venne inglobato nella gestione della città.


Cesarano nella veduta di Caiazzo del 1597


Chiesa di S. Rufo di Cesarano

La bolla di consacrazione episcopale del 979 di santo Stefano vescovo, tra le chiese dell’antica Diocesi di Caiazzo, elenca anche quella di «Sancus Rufus in Cesaranu». La chiesa situata nel villaggio di Cesarano è intitolata a Rufo, diacono della chiesa di Capua, martirizzato il 27 agosto nella persecuzione ordinata dall’imperatore Diocleziano nell’anno 303.
Il piccolo edificio è probabilmente di origine longobarda come la chiesa dei santi Rufo e Carponio di Capua ed è espressione di un culto molto diffuso, a quei tempi, nel territorio. Troviamo infatti la presenza millenaria di un'altra chiesa di san Rufo, a Casolla di Caserta, già citata nella bolla del 1113 del vescovo metropolita di Capua Sennete relativa alla diocesi di Caserta.

Come il villaggio troviamo successivamente la chiesa in molte pergamene dell’archivio vescovile a partire dal 1172. A fine '500, in una visita del vescovo Ottavio Mirto risalente al 1590, S. Rufo è parrocchia contando 45 anime ma nel 1609, per l’estrema povertà, venne annessa alla chiesa di san Pietro nella città, ed infatti nel 1629 è chiesa curata con 110 anime. Mancati gli abitanti per la peste del 1656, considerata l’esiguità delle rendite venne infine annessa alla Sacrestia della Cattedrale.
Nel 1724 la chiesa possedeva possedeva 11 ettari di terre e 2 di boschi da cui si ricavavano i redditi per sostenere il rettore che veniva pagati dalla Sacrestia della cattedrale integrandoli con altre rendite. Esisteva, al suo fianco, un piccolo cimitero per la sepoltura degli abitanti del villaggio. Nel 1856 il curato, che non viveva nel casale per mancanza della canonica riceveva una congrua annua di 24 ducati per la celebrazione delle messe nei soli giorni festivi.  Finalmente, nel 1966, l’allora curato don Alessandro Masi riuscì a farla ricostituire parrocchia autonoma ma in seguito alle disposizioni Vaticane per l’eliminazione della parrocchie più piccole, nel 1986, venne unita a quella della frazione di SS. Giovanni e Paolo.