Lo Stemma

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ARMA

Croce rossa in campo azzurro con quattro gigli d’oro ai lati.
Sopra la croce, due mani congiunte e il motto TA-PRO sovrastati da una corona marchionale.

Si narra che l'insegna con la croce rossa in campo azzurro venne donata da Rainulfo Drengot, conte di Caiazzo, al ritorno dalla prima crociata (1096-1099) a cui partecipò con valorosi cavalieri delle famiglie caiatine.
I gigli d’oro sono attribuiti al dominio angioino mentre il motto TA-PRO  e poi la corona si pensa siano state aggiunti successivamente ai tempi del dominio aragonese e spagnolo.
Le due mani congiunte avrebbero invece origini più antiche risalenti al tempo dell’imperatore Nerva (26-98 d.C.), che concesse l'effigie delle mani nello stendardo della Città in segno di amore e fede verso il sovrano.
Lo stemma si presenta, nelle più antiche testimonianze risalenti al '400, racchiuso nello scudo noto come scudo sannita o francese.
Il motto è stato interpretato come sintesi della parole “TANGENDO PRODEUNT”, ossia “toccando(si) avanzano con il significato  di “l’unità permette di progredire”. Un altra ipotesi interpreta “CORONATA PRO FIDE” cioè coronata grazie alla Fede.  Il motto venne probabilmente aggiunto successivamente poichè non è presente nelle testimonianze più antiche.
Attualmente lo stemma è sormontato da una corona marchionale attribuita alla presenza dei marchesi Corsi Salviati, feudatari di Caiazzo dal 1615 al 1835. L’apposizione della corona non avvenne prima del 1623, anno in cui Filippo IV re di Spagna e Sicilia concesse il titolo di marchese di Caiazzo a Bardo Corsi.  Dal XVII° secolo la corona marchionale venne anche utilizzata da famiglie caiatine benestanti non titolate – Tontoli, Mazziotti, Fortebraccio, de Pertis, Alberti, Foschi, Manselli ed altre – per adornare le insegne di famiglia.